Cancellare i tatuaggi senza danni. Oggi si può

l tatuaggio nasce come segno ornamentale tra le popolazioni della Polinesia e solitamente era riservato ai guerrieri, estrema prova di resistenza al dolore per i giovani uomini locali. Nel tempo è stato assimilato anche dalla cultura occidentale che, inizialmente, ne faceva un simbolo di distinzione (uno, massimo due su tutto il corpo, di piccole dimensioni) ma poi ha esagerato fino ad usarlo per ricoprirsi interamente la pelle di disegni.

Il problema sorge quando ci si pente del tatuaggio. Come cancellare quel “Simona ti amo” o quel “Gianluca per sempre” o peggio, quel dragone che risale per tutta la schiena? Un tempo si usava raschiare la pelle fino a eliminare il pigmento colorato che sta subito al di sotto … con una discreta sofferenza, oltre che uno sfregio per chi lo subiva. Oggi si usa un metodo più delicato: il laser Q-switched. Questo fascio di luce colpisce il pigmento attraverso la pelle, lasciandola perfettamente intatta e col minimo dolore (una leggera scottatura). Niente danni fisici, dunque, ma certamente parecchi al portafoglio. Infatti l’operazione di eliminazione costa molto ed è lunga diverse sedute. Si deve essere convinti al cento per cento, prima di affrontarla. Inoltre, anche a lavoro finito, potrebbero restare tracce di pigmenti nei linfonodi per cui è necessario informare il medico nel caso ci si debba sottoporre a radiografie.

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